Poliuretano green dagli scarti del pesce: che cos’è e a cosa serve

Il tema dei materiali sostenibili sta acquisendo un’importanza crescente, in un contesto in cui le plastiche tradizionali, derivate da fonti fossili, richiedono processi produttivi impattanti e possono persistere nell’ambiente per anni. Tra le alternative più promettenti emerse dalla ricerca c’è il poliuretano green, che può essere prodotto anche a partire da risorse rinnovabili.

Una delle sperimentazioni più interessanti arriva dall’Università di Newfoundland, in Canada, dove nel 2020 un gruppo di ricerca ha sviluppato un poliuretano sostenibile ricavato dall’olio di scarti del pesce, in particolare dai residui della lavorazione del salmone atlantico (squame, lische e interiora).

Attraverso un processo chimico che trasforma questi scarti in epossidi, poi fatti reagire con anidride carbonica e ammine, si ottiene un materiale dalle proprietà simili alla plastica tradizionale. Studi più recenti, pubblicati nel 2025, hanno ampliato la ricerca includendo anche oli ricavati dalle alghe e concentrandosi sui poliuretani senza isocianati (NIPU), considerati più sicuri per la salute di chi lavora nella produzione industriale.

Sul fronte della biodegradabilità, le stime indicano che il materiale impiega circa un anno per dissolversi in acqua salata o a contatto con sostanze organiche, un tempo nettamente inferiore rispetto ai secoli necessari alla plastica convenzionale.

La ricerca più recente si concentra su tre direzioni: l’ampliamento delle risorse rinnovabili impiegabili (oli vegetali, lignina, cellulosa, zuccheri), il miglioramento delle prestazioni per applicazioni come coating anticorrosione, dispositivi biomedicali ed elettronica flessibile, e lo sviluppo di strategie di riciclo a fine vita specifiche per le diverse tipologie di poliuretano.


Il poliuretano green rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione scientifica possa contribuire a ridurre la dipendenza dai materiali fossili, ma resta comunque affiancato dalla necessità di scelte quotidiane più responsabili, dalla riduzione degli sprechi alla corretta raccolta differenziata