Quali sono le tinture tessili più inquinanti e come influiscono sull’inquinamento idrico

Il rapporto tra moda e inquinamento rappresenta un bilancio negativo per gli ecosistemi. La colorazione dei tessuti è la fase produttiva con il maggiore impatto ambientale, responsabile dello scarico di coloranti e sostanze chimiche nei corsi d’acqua.
Perché la moda inquina
La tintura tessile richiede enormi quantità d’acqua per prelavaggi, bagni di tintura e risciacqui. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, per ogni tonnellata di tessuto si possono usare fino a 200 tonnellate d’acqua, che spesso ritorna in natura carica di inquinanti. Questo spiega lo stretto legame tra moda e inquinamento, soprattutto nelle aree produttive con controlli deboli.
Le tinture più pericolose
Le classi di coloranti più inquinanti includono gli azoici (diretti, reattivi, dispersi, acidi, basici), l’indantrene per il denim e miscele con metalli o fissanti reattivi. Gli azoici sono molto diffusi per resa cromatica e costo, ma molti composti sono associati a proprietà cancerogene, mutagene e teratogene. Alcuni processi utilizzano inoltre formaldeide, solventi e mordenti a base di cromo che aggravano la tossicità.
Impatto sull’ambiente
Gran parte dei coloranti non si fissa alle fibre e finisce nelle acque reflue, spesso immessi nei fiumi senza trattamenti adeguati. Gli effluenti resistono ai trattamenti biologici convenzionali, persistono nell’ambiente e bioaccumulano. Questo causa l’alterazione del colore dei corpi idrici, la riduzione della fotosintesi nelle piante acquatiche, l’abbassamento dell’ossigeno disciolto e la tossicità per gli organismi acquatici.


Come evitare capi dannosi
Per ridurre l’impatto è consigliabile verificare certificazioni e trasparenza dei brand, preferire capi con trattamenti avanzati e sistemi a ricircolo, diffidare del fast fashion troppo economico, e lavare con attenzione usando cicli brevi e temperature moderate per limitare il rilascio di residui. La soluzione passa da impianti di trattamento efficaci e processi a minore utilizzo dell’acqua, per finire ai consumatori informati.
















