Detersivi e microplastiche: cosa c’è da sapere

Le microplastiche nei detersivi

Molti prodotti per la pulizia domestica come detersivi per il bucato, ammorbidenti, detergenti multiuso e capsule, contengono polimeri sintetici aggiunti intenzionalmente per stabilizzare le formule, migliorare la consistenza e aumentare l’efficacia del lavaggio. Queste microplastiche, particelle solide inferiori a 5 mm, non si degradano facilmente e sfuggono ai sistemi di depurazione, accumulandosi negli ecosistemi acquatici.

Il report Greenpeace Plastica liquida ha analizzato 1.819 prodotti online, rilevando che il 23% contiene almeno un ingrediente plastico. Nei test di laboratorio su 31 prodotti, le microplastiche sono state identificate in due casi, anche se i limiti degli strumenti potrebbero averne nascosti altri.

Sul fronte normativo, il Regolamento (UE) 2023/2055 ha introdotto restrizioni progressive sulle microplastiche nei detersivi in concentrazioni pari o superiori allo 0,01% in peso, puntando a ridurre di circa 500.000 tonnellate le emissioni cumulative nei 20 anni successivi all’entrata in vigore. Per riconoscere i prodotti problematici è utile leggere le etichette: termini come Polyethylene, Polypropylene, Acrylates Copolymer, Polyquaternium, Nylon-12 o prefissi come “poly-“, “acrylate” e “copolymer” indicano la presenza di polimeri sintetici.

Tra le alternative sostenibili ci sono:

  • detersivi certificati Ecolabel UE, ICEA o AIAB
  • formulazioni in polvere o solide, con meno additivi
  • detersivi in fogli o sfusi, che riducono anche il packaging plastico
  • soluzioni fai-da-te con sapone di Marsiglia, bicarbonato o acido citrico

Infine, l’impatto ambientale dipende anche dai tessuti sintetici, che rilasciano microfibre durante il lavaggio, mentre le spugne plastiche disperdono particelle durante il lavaggio dei piatti.

Un approccio davvero sostenibile richiede scelte consapevoli su tutti i fronti.