Plastica in mare, quanto è stato fatto finora per risolvere il problema?

La plastica in mare è oggi uno degli indicatori più concreti dell’inquinamento degli oceani. Per affrontare il problema, nel mondo operano organizzazioni di diversa natura e scala, che combinano tecnologia avanzata, flotte dedicate e mobilitazione volontaria.
Tra i protagonisti globali spicca The Ocean Cleanup, che nel 2024 ha rimosso 11,5 milioni di chilogrammi di rifiuti da oceani e fiumi. 4ocean ha superato i 18 milioni di chili raccolti in totale tra oceani, fiumi e coste, mentre il Seabin Project ha installato oltre 860 dispositivi galleggianti nei porti di tutto il mondo, raccogliendo fino a 3,25 milioni di chili di rifiuti. Su scala più locale, la Surfrider Foundation ha rimosso 165.000 chilogrammi di plastica dalle spiagge americane nel solo 2024, e il Global Ocean Cleanup di Oceanic Society ha operato in 25 Paesi nel 2025.
In Italia, Marevivo ha recuperato oltre 20.000 chili di rifiuti nel Mediterraneo, con particolare attenzione agli attrezzi da pesca abbandonati. Legambiente, attraverso la campagna Spiagge e Fondali Puliti, ha raccolto 23.259 rifiuti in 33 lidi nel 2024, fornendo dati preziosi sulla composizione dei rifiuti costieri.

Le tecniche di raccolta variano in base al contesto: sistemi di cattura in superficie per le grandi isole di plastica, barriere fluviali per intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare, dispositivi galleggianti nei porti e campagne con volontari lungo le coste. Esiste anche un modello culturale, come il progetto More Miles Less Plastic, che collega attività sportive alla rimozione della plastica.
Sul piano normativo, la legge italiana Salvamare (2022) rappresenta un passo decisivo: obbliga i comandanti dei pescherecci a conferire i rifiuti raccolti accidentalmente negli impianti portuali, trasformando la buona volontà in un meccanismo stabile e replicabile per contrastare l’inquinamento oceanico.



