Fungo mangia plastica: una soluzione naturale contro l’inquinamento marino

L’emergenza della plastica negli oceani rappresenta una minaccia crescente per gli ecosistemi marini e la salute umana.
Una scoperta promettente è quella del Parengyodontium album, un fungo marino capace di degradare la plastica utilizzandola come fonte di energia e carbonio. Questo microrganismo è stato isolato nella Great Pacific Garbage Patch ed è in grado di attaccare il polietilene (PE), una delle plastiche più diffuse e resistenti.
Attualmente solo quattro specie marine dimostrano questa capacità in modo confermato, rendendo la scoperta particolarmente rilevante. Il fungo agisce attraverso un processo specifico: la plastica deve prima essere esposta alla luce solare o ai raggi UV per indebolirsi, poi il fungo la colonizza formando un biofilm e avvia la degradazione, trasformando parte del carbonio in energia e parte in anidride carbonica.
Le applicazioni pratiche includono la bioremediation marina nelle zone superficiali degli oceani, l’isolamento di enzimi per potenziare la degradazione industriale e l’integrazione con tecnologie di rimozione meccanica dei polimeri. Tuttavia, esistono limiti significativi: il fungo degrada solo la plastica esposta al sole in superficie, la velocità è molto ridotta (0,05% al giorno), il processo produce CO2 e servono studi approfonditi per evitare effetti collaterali sugli habitat.

La ricerca futura si concentrerà sulla scoperta di altri funghi degradatori, sull’ottimizzazione delle condizioni di degradazione e sullo sviluppo di tecniche di coltivazione industriale per produrre enzimi potenziati. Nonostante i limiti evidenti, il Parengyodontium album dimostra che la natura può fornire strumenti sostenibili e innovativi per affrontare l’inquinamento da plastica, aprendo prospettive interessanti per il recupero ambientale e l’industria bio-trasformativa.



