Poesie e filastrocche sull’acqua

All’interno delle scuole o nelle attività extra scolastiche l’acqua è un elemento interessante da studiare e conoscere.

Esistono anche numerose poesie e filastrocche che servono sempre di più a far avvicinare anche i bambini a questo elemento puro e limpido. Qui le più celebri.

Scende la pioggia la guardo e mi rispecchio… Attendo il ciclo dell’acqua per il suo uso perfetto.
Vanessa Conti

Sboccia un fiore in un prato fiorito, con l’acqua ti annaffio e rimango stupito!
Vanessa Conti

Se vi è una magia su questo pianeta, è contenuta nell’acqua.
Loren Eiseley

la poesia sull'acqua

La tua mente è come quest’acqua, amico mio: quando viene agitata diventa difficile vedere, ma se le permetti di calmarsi la risposta ti appare chiara.
Dal film kung Fu Panda

Acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi.
Tu sei la vita e sempre sempre fuggi.
Acqua di Gabriele D’annunzio

Acqua, dolce acqua,
che scorri nei ruscelli e nei fiumi,
che doni vita a ogni creatura,
e che nei nostri corpi fluisce.
Per i bambini sei un gioco,
che spruzzi e che schizzi,
che rinfresca e che ristora,
e che fa felici i loro visi.
Con te si fanno le bolle,
si lavano i giocattoli,
si innaffiano i fiori,
e si rinfrescano gli stanchi pettioli.
Acqua, tu sei un tesoro,
che va rispettato e preservato,
perché senza di te non ci sarebbe vita,
e il mondo sarebbe spoglio e privato.
Bambini, amate l’acqua,
e usatela con saggezza,
perché solo così potrete godere
della sua bellezza e della sua dolcezza.
Acqua dolce Acqua di Alison Iacchini

Le filastrocche sull'acqua

Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza.
Madre Teresa di Calcutta

E la canzone dell’acqua
è una cosa eterna.
È la linfa profonda
che fa maturare i campi.
È sangue di poeti
che lasciano smarrire
le loro anime neri sentieri
della natura.
Che armonia spande
sgorgando dalla roccia!
Si abbandona agli uomini
con le sue dolci cadenze
Il mattino è chiaro.
I focolari fumano
e il fiumi sono braccia
che alzano la nebbia.
Ascoltate i romances
dell’acqua tra i pioppi.
Sono uccelli senz’ala
sperduti nell’erba!
Gli alberi che cantano
si spezzano e seccano.
E diventano pianure
le montagne serene.
Ma la canzone dell’acqua
è una cosa eterna.
Mattino di Federico Garcia Lorca

Favola rossa, favola blu, l’acqua colorata bevila tu!
Vanessa Conti

la ros sull’

la rosa sull’acqua

Quale plastica è riciclabile?

quale plastica è ricilabile

Smaltire correttamente gli oggetti e i packaging esausti è fondamentale per salvaguardare l’ambiente e permettere di riciclare correttamente i materiali.

Ecco una guida semplice per orientarsi a casa e conoscere i simboli del riciclo plastica.

Chi pensa che tutta la plastica sia riciclabile dovrà ricredersi, infatti non tutta può essere inserita a cuor leggero nel cestino della raccolta differenziata.

Corepla ha stilato una classifica degli oggetti in plastica riciclabile che possono essere gettati nella raccolta differenziata.
Ecco i principali:

  • Bicchieri monouso
  • Blister e involucri sagomati
  • Bottigliette in PET
  • Bottiglie di olio
  • Buste di patatine, pasta, caramelle, surgelati e verdure
  • Barattolini di yogurt, salse e creme
  • Pellicole di plastica
  • Flaconi di detersivi e dispenser
  • Pluriball e chips in polistirolo
  • Reti per frutta e verdura
  • Sacchi per alimenti animali
  • Vasi per fiori
  • Vaschette per alimenti

La plastica biodegradabile e compostabile non deve essere inserita nella raccolta differenziata dei polimeri sintetici, ma va gettata nel cestino dei rifiuti organici.

sacchetto biodegradabile- compatibile

Ci sono poi altri oggetti che non possono stare insieme alla plastica riciclabile, ma che vanno inseriti nell’indifferenziata:

  • Bacinelle
  • Barattoli
  • Cancelleria
  • Cartelline in plastica
  • CD e DVD
  • Piccoli elettrodomestici
  • Guanti, mascherine e dispositivi medicali
  • Occhiali
  • Palloni
  • Pannolini
  • Penne ed evidenziatori
  • Tubi per l’irrigazione del giardino
  • Vasi

Andando più a fondo, è importante conoscere anche quali sono le tipologie di polimeri sintetici che possono dare vita a nuovi oggetti e quali no.

Ogni diverso materiale plastico è compreso in una classificazione stilata dalla SPI (Society of Plastics Industry) con un numero che va da 1 a 7.

la nuova vita della plastica

La plastica riciclabile è compresa dall’1 al 6, mentre con il 7 si indica quella che non può essere assolutamente gettata nella raccolta differenziata.

Per aiutare i consumatori con la raccolta differenziata, il Dlgs del 3 settembre 2020 ha reso obbligatoria la cosiddetta “etichettatura ambientale”.

Si tratta di un sistema universale che impone alle aziende produttrici di esporre in modo chiaro i materiali con cui gli imballaggi sono prodotti.
Le informazioni necessarie sono:

  • Tipologia di imballo
  • Sigla del materiale (PVC, PET ecc)
  • Indicazioni sulla raccolta differenziata

Quando si è indecisi sulla plastica riciclabile, è quindi bene cercare l’etichetta e individuare un simbolo triangolare composto da tre frecce (il classico triangolino del riciclo detto anche “ciclo di Möbius”).

Al suo interno sarà indicato il codice SPI, se c’è solamente il numero 7, in definitiva, dovrà stare alla larga dal bidone della raccolta differenziata.

codici spi per individuare la classificazione della plastica

Fast fashion: la moda usa e getta degli ultimi anni

Tra i settori chiave per un cambiamento sostenibile, quello della moda gioca un ruolo fondamentale.

Specialmente a causa dell’ascesa del fast fashion. Una tendenza che ha raddoppiato la quantità di capi prodotti, abbassandone la qualità e riducendone i tempi di vita utili.

Un meccanismo dall’impatto ambientale negativo che genera tonnellate di rifiuti, composti per lo più da tessuti sintetici che rilasciano nell’ambiente dannose microplastiche.

Con il termine fast fashion si definisce infatti la tendenza della “moda usa e getta” con cui vengono prodotti tantissimi capi con tessuti sintetici di bassa qualità.

Questo meccanismo permette di acquistare vestiti a prezzi più bassi, aumentandone quindi la quantità, ma indossandoli per un tempo più breve rispetto a quelli realizzati con materiali di qualità.

Secondo i dati della Ellen Mc Arthur Foundation con il boom del fast fashion tra il 2000 e il 2015 il numero di abiti prodotti a livello globale è pressoché raddoppiato.

La filiera produttiva impiega numerose risorse come fibre artificiali ricavate dagli idrocarburi e quantità ingenti di anidride carbonica che vengono disperse nell’ambiente.

Anche nel suo fine vita il fast fashion si dimostra poco sostenibile, il 73% dei tessuti finiscono in discarica, al ritmo di un camion pieno al secondo.

Altre stime provenienti dagli USA raccontano di come l’inquinamento da microplastiche degli oceani sia dovuto al 90% proprio dai tessuti sintetici.

Non solo quelli gettati a fine vita, ma anche dai capi ancora in possesso dei consumatori, regolarmente lavati in lavatrice.

I tessuti sintetici, infatti, durante i cicli in acqua rilasciano microplastiche. Queste, attraverso gli scarichi, vanno a finire nei fiumi e nel mare, alimentando l’inquinamento plastico.

La legge SalvaMare, approvata il 9 novembre 2021 dal Senato della Repubblica, detta alcune importanti disposizioni per diminuire l’impatto ambientale del fast fashion.

Tra i suoi articoli, contiene infatti degli obblighi per sensibilizzare i consumatori verso il problema dei tessuti sintetici.

L’articolo 12 riporta delle indicazioni sui prodotti tessili e sulle microfibre, definite come “particelle sintetiche di forma fibrosa, dalle dimensioni inferiori ai cinque millimetri”.

A partire dal 30 giugno 2022, qualsiasi prodotto tessile che rilasci microfibre durante il lavaggio, riporta obbligatoriamente sull’etichetta delle note ben precise a seconda che sia previsto:

  • Lavaggio a mano
  • Lavaggio a secco

La dicitura citata nella legge SalvaMare recita: “Questo prodotto rilascia microfibre ad ogni lavaggio contribuendo all’inquinamento da plastiche del mare. Si consiglia il lavaggio (a mano/a secco) per ridurre il rilascio”.

I capi che possono essere puliti in maniera tradizionale riporteranno solamente la prima frase, senza nessun consiglio sul lavaggio.

Con l’entrata in vigore ufficiale della Legge SalvaMare, la prevenzione dell’abbandono di rifiuti in corsi d’acqua, laghi e mari, insieme alla gestione di rifiuti pescati e all’attivazione di campagne di pulizia, si possono ridurre gli effetti inquinanti dei tessuti sintetici.

7 errori di lavaggio quando si lava il bucato in lavatrice

Lavare in lavatrice, può portare dei danni permanenti al bucato se non si conoscono i modi giusti per farlo. Scopri i 7 errori di lavaggio più comuni e come evitarli.

Non pulire mai la lavatrice

Il cestello e le guarnizioni in gomma accumulano sporco e calcare, diminuendo il livello di igiene e rischiando di sporcare biancheria e vestiti.

È quindi fondamentale procedere regolarmente con la pulizia delle componenti interne, facendo in modo che l’elettrodomestico si mantenga sempre igienizzato.

Bianchi e colorati insieme

Per velocizzare i lavaggi spesso si uniscono bianchi e colorati insieme, ma il rischio è quello di veder scolorite le fibre più scure e macchiati i capi delicati.

Infatti alcune fibre, soprattutto se sono ai primi lavaggi, possono rilasciare il colore andando a insidiarsi nei tessuti di un altro capo e fissandosi con il calore.

Ecco perché spesso ci troviamo magliette che da bianche sono diventate rosa o blu o rosse.

Con un ozonizzatore domestico Igenial il problema è risolto, poiché si possono lavare bianchi e colorati insieme alla temperatura massima di 30° e con cicli brevi di 30 minuti.

Distinguere i tessuti

Avete mai aperto l’oblò della lavatrice trovando un maglione che dalla taglia L è diventato una S?

Questo succede se all’interno della lavatrice vengono inseriti indumenti realizzati con tessuti delicati.

Ogni materiale ha il proprio lavaggio consigliato: esistono fibre che sopportano molto di più le alte temperature e altri tessuti che invece si rovinano se sottoposti a troppo calore.

Un esempio? La lana.

Eccedere con il detersivo

Sembra quasi un controsenso, ma l’equazione “più detersivo uguale più pulito” non è affatto corretta.

Se si inserisce una percentuale troppo elevata di sapone rispetto al carico della lavatrice si produrrà troppa schiuma che finirà per macchiare e lasciare dei piccoli segni bianchi sui vestiti.

eccedere con il detersivo

Caricare troppo la lavatrice

Ogni modello di elettrodomestico ha una quantità massima di kg che può contenere. Rappresenta il limite di carico con il quale è garantito un lavaggio in lavatrice veramente efficace.

Un eccesso di panni, infatti, può rendere la pulizia difficoltosa o addirittura causare delle fuoriuscite d’acqua dalle guarnizioni e sforzare eccessivamente il motore durante la centrifuga.

Non tenere in considerazione la qualità dell’acqua

La componente acqua è di primaria importanza per lavare in lavatrice e influisce sull’aspetto del bucato.

In presenza di troppo calcio e sali minerali, ovvero di un’acqua dura ricca di calcare, si potrebbe osservare una patina opaca sui tessuti oppure percepire cattivo odore.

Non scegliere un ozonizzatore domestico

Più che un errore è davvero un peccato. Dispositivi tecnologici come l’ozonizzatore domestico sono di facile e rapida installazione (non richiedono opere murarie ma solo personale qualificato) e portano dei notevoli benefici e riducono gli errori di lavaggio, sicuramente i 6 elencati prima.

Per saperne di più scopri l’ozonizzatore domestico Igenial all’interno dell’app.

Residuo fisso acqua che cos’è e qual è l’impatto sulla salute

Il residuo fisso nell'acqua

Il residuo fisso rappresenta la quantità di oligoelementi e sali minerali disciolti nell’acqua.

L’analisi viene effettuata al termine dei processi d’evaporazione ed essiccamento, a una temperatura di 180°C.

Il campione esaminato (di solito pari a 1 litro) viene precedentemente filtrato, al fine di eliminare eventuali sospensioni. Ciò che resta viene misurato e il risultato trovato è espresso in milligrammi per litro. Il residuo fisso, dunque, consente di identificare le acque povere di sali da quelle ricche.

Il Decreto Legislativo 31 del 2011 definisce in modo esaustivo le regole inerenti la qualità dell’acqua distribuita tramite la rete idrica dell’acquedotto e destinata al consumo umano, fissando il valore massimo consentito del residuo fisso a 1500mg/l.

In base al valore di questo parametro si definiscono perciò diverse tipologie di acqua:

  • Minimamente mineralizzata (residuo inferiore a 50 mg/L): si tratta di un’acqua povera di sali e altamente digeribile, l’ideale anche per i neonati.
  • Oligominerale o leggermente mineralizzata (residuo compreso tra 50 e 500 mg/L): fornisce un buon apporto di sali minerali.
  • Minerale (valore compreso tra 501 e 1500 mg/L): è perfetta per le persone anziane e i soggetti che praticano attività fisica.

I valori del residuo fisso

Un alto residuo fisso, in linea generale, non nuoce alla salute ma ogni individuo deve sempre scegliere l’acqua sulla base delle proprie esigenze e del proprio stile di vita.

Esistono, per esempio, alcune limitazioni per i soggetti affetti da calcolosi renale e ipertensione arteriosa.

I primi devono, infatti, prediligere acque povere di sali perché queste stimolano la diuresi. Queste sono povere di sodio e sono quindi perfette per le persone ipertese che notoriamente devono privilegiare un regime alimentare iposodico.

Residui fissi elevati nell’acqua possono, inoltre, influire sulla salute degli organi deputati all’eliminazione di scorie e tossine.

Un’acqua con un alto tenore di sali è, invece, l’ideale per tutti coloro che si dedicano a un’attività sportiva: una maggiore mineralizzazione consente di recuperare quanto perso nel corso dell’allenamento.

Il residuo fisso nell’acqua del rubinetto è notoriamente ingente, ma fortunatamente può essere ridotto tramite l’osmosi inversa con i dispositivi di Acqualife.

Il prodotto finale è leggero, ma soprattutto privo di batteri e virus, con una riduzione del 99% delle sostanze disciolte.

Questo trattamento è completamente naturale, non altera la struttura dell’acqua e può essere regolato a piacimento al fine di avere la concentrazione desiderata di minerali.

Le scorie vengono eliminate e l’acqua che esce dal rubinetto è di alta qualità.

L’inquinamento plastico in Italia, qual è la situazione?

L’Italia, che si affaccia per la gran parte dei suoi confini sul Mar Mediterraneo, è uno dei peggiori inquinatori d’Europa ed è il secondo Paese produttore di rifiuti plastici del continente.

I numeri forniti dal WWF sono molto precisi: ogni anno la nazione riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e ne produce allo stesso tempo 4 milioni di tonnellate.

Il flusso turistico porta a un’incremento del 30% nella produzione di rifiuti plastici, soprattutto nei mesi estivi.

Oltre a essere causa del problema diventa anche parte lesa poiché i rifiuti abbandonati compromettono la salute di mari e spiagge.

L’inquinamento da plastica, dunque, è un problema da non sottovalutare e comprenderne l’entità è il primo passo per intraprendere delle azioni risolutive. Nell’ultimo anno, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep) ha segnalato nero su bianco la strada da seguire per ridurre dell’80% l’inquinamento da plastica entro il 2040.

Tra i punti presi in considerazione vi è quello di eliminare dal commercio tutti gli imballi che non rientrano nel sistema di riciclaggio.

Il cambiamento si basa sostanzialmente su 3 punti fonfamentali: riutilizzo, riciclo e sostituzione.

Nel suo piccolo ogni singolo individuo può adottare dei comportamenti virtuosi che permettono di ridurre la plastica come per esempio:

  • Riutilizzare più volte i sacchetti
  • Comprare detersivi sfusi utilizzando lo stesso contenitore
  • Prediligere gli alimenti freschi e non confezionati
  • Utilizzare le bottiglie di vetro

L’Italia sta adottando diverse iniziative per far fronte al problema dalla plastica. Dal divieto della produzione di sacchetti di plastica non biodegradabili, nel 2020 è stata eliminata ogni traccia di microplastiche nei cosmetici e nel 2019 bannata la vendita di bastoncini cotonati non biodegradabili (che rappresentano l’8% dei rifiuti delle spiagge).

Si tratta di primi passi per raggiungere gli obiettivi prefissati nel 2040 e figurare, finalmente, tra i paesi più virtuosi dell’Unione Europea in tema di riciclo.

Plasmix, il rifiuto plastico che diventa energia termica

Chi pensa che il riciclo della plastica non produca scarti, allora non conosce il plasmix, un vero e proprio rifiuto che si crea eliminando gli oggetti non riciclabili dal processo di rigenerazione del polimero sintetico.

Con questi residui è possibile creare un combustibile alternativo utile per il recupero energetico in alcuni ambiti ben precisi.

Solamente nel 2022, secondo i dai di Corepla, le tonnellate di plasmix utilizzate per creare energia sono state 437.854.

Ma da dove arriva questo materiale? Quando si parla di imballaggi, è bene sapere che non tutti possono essere sottoposti al riciclo della plastica.

Esistono infatti regole ben precise che ogni Comune cerca di far rispettare per facilitare il processo di rigenerazione dei polimeri sintetici.

i polimeri sintetici

Questa situazione comporta la creazione di due differenti flussi: quello del regolare riciclo della plastica e quello del recupero energetico, alimentato dal plasmix.

Con questo nome si identificano gli imballaggi di plastica che si trovano nella raccolta differenziata ma che non possono essere riportati a nuova vita attraverso il riciclaggio meccanico.

Ecco quindi che, tutti quegli oggetti le cui condizioni e composizioni non sono idonee, vengono destinati a diventare combustibili alternativi e sono indicati con la sigla CSS (combustibili solidi secondari).
Il ciclo del plasmix è abbastanza semplice.Una volta separato dai materiali idonei al riciclo della plastica, è spedito in appositi impianti dove viene triturato in granuli e poi deferrizzato, rimuovendo la presenza di eventuali residui ferrosi.

In seguito, un processo ottico elimina anche altri materiali estranei come il pvc, mentre il metodo aeraulico rimuove anche eventuali altri metalli.

Un ulteriore fase di macinazione prepara il plasmix per essere definitivamente utilizzato come combustibile.

Il plasmix è impiegato come CSS – Combustibile Solido Secondario e può sostituire il pet-coke, utilizzato normalmente per la cottura del clinker.

Agisce quindi alla base nel processo produttivo del cemento, dove il plasmix è essenziale per alimentare il precalcinatore e il bruciatore principale del forno rotante.

Grazie al suo basso impatto ambientale, il plasmix consente un ingente recupero energetico e rappresenta un interessante combustibile alternativo, riconosciuto dalla legge a tutti gli effetti.

Il Decreto Ministeriale n.22 del 14 febbraio 2023 ne delinea gli indici qualitativi e i parametri da rispettare per essere definito EoW – End of Waste e per rientrare nella registrazione “ECHA” dall’Agenzia europea delle sostanze chimiche.

Cosa fare se la lavatrice puzza

La lavatrice che emette cattivi odori rappresenta un problema molto diffuso a livello domestico e che spesso viene sottovalutato.

Le cause di questo disagio possono essere molteplici, legate per esempio alla presenza di calcare e all’usura dei i tubi di scarico.

Inoltre, la puzza può riguardare i residui che si annidano tra le varie componenti dell’elettrodomestico, ossia:

  • il cestello
  • il filtro
  • le guarnizioni
  • le tubature

Per evitare che si creino cattivi odori all’interno della lavatrice, è necessario eseguire un lavaggio a vuoto una volta al mese, inserendo nel cestello una quantità minima di bicarbonato di sodio e, nel dispenser, del detersivo con un po’ di succo di limone.

Oltre a questo, è importante pulire il cestello della lavatrice che puzza per evitare che i cattivi odori vadano a compromettere il bucato.

Buona norma è quella di mettere dell’aceto nel cassetto del detersivo e impostare un ciclo alla massima temperatura.


Ci sono poi altre buone abitudini da adottare, come per esempio:

  • Non chiudere mai lo sportello del cestello.
  • Arieggiare spesso il cestello per far fuoriuscire i cattivi odori.

Se si riscontrano problemi di calcare si può utilizzare l’aceto per scioglierlo: basterà mettere un bicchiere nel cassetto del detersivo e un altro nel cestello dove vengono posti i panni sporchi.

Un altro passaggio da fare è di pulire i filtri lavatrice di carico e scarico a lavatrice spenta e con i rubinetti dell’acqua chiusi.

Il problema dei cattivi odori in lavatrice non è difficile da risolvere. Certo, ci sono molti accorgimenti casalinghi che possono essere utili, ma se si vuole garantire una pulizia continua e profonda, preservando l’elettrodomestico da un’usura precoce, bisogna affidarsi a uno strumento professionale come l’ozonizzatore domestico per lavatrici di Igenial.

Questo dispositivo tecnologico, collegato direttamente alla lavatrice, permette prima di tutto di lavare il bucato, senza l’utilizzo di detersivi ma solo con l’ozono.

In questo modo si elimineranno del tutto i residui di additivi e non ci saranno più cattivi odori in lavatrice.

I consigli utili per risparmiare acqua in casa

Come salvaguardare l'acqua

L’acqua è distribuita nel mondo in modo disuguale a causa delle condizioni climatiche e oggi più di 1,2 miliardi di persone non hanno accesso a quella potabile.

Proprio per questo è fondamentale salvaguardarla visto che, oltre a essere utilizzata per bere e cucinare, viene impiegata anche per usi domestici e in attività produttive.

Qui di seguito alcune regole per risparmiare acqua riducendone gli sprechi, risparmiando sulla bolletta e facendo del bene all’intero pianeta.

Utilizzare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico

Durante i cicli di lavatrice e lavastoviglie il consumo di acqua è molto elevato e può arrivare anche a 120 litri a lavaggio.

Per questo motivo è consigliato effettuare lavaggi a pieno carico e comunque solo quando è necessario. Ottimizzando i cicli il consumo di acqua si riduce notevolmente.

Chiudere sempre i rubinetti

Mentre ci si insapona sotto la doccia è bene chiudere il flusso d’acqua, così come spegnere il rubinetto mentre si spazzolano i denti.

Anche i lavori in giardino possono ottimizzare il consumo dell’acqua, specialmente quando si annaffiano le piante: è bene quindi recuperare l’acqua piovana e irrigare alla sera, quando la temperatura esterna è più bassa e l’evaporazione più lenta.

chiudere sempre i rubinetti

Non gettare oli e grassi di cucina nel wc

Molti pensano che l’olio da cucina e i grassi siano biodegradabili e che quindi sia corretto smaltirli nel wc o nel lavandino.

Purtroppo non è così, perché attraverso gli scarichi potrebbero raggiungere le falde acquifere e inquinare il terreno, danneggiando gli ecosistemi.

È bene quindi smaltirli nel modo corretto per preservare le fonti di acqua potabile e i raccolti.

Installare il frangi getto sui rubinetti di casa

I frangi getto sono dei piccoli dispositivi che, attraverso la ventilazione, riducono la quantità d’acqua in uscita dal rubinetto. Si installano in pochissimo tempo e si possono acquistare facilmente con un risparmio idrico che va dal 30% al 70%.

Riparare perdite di rubinetti e tubature

Le perdite d’acqua possono portare a importanti sprechi. È quindi importante riparare tempestivamente impianti e rubinetti in caso di rotture o malfunzionamenti.

La manutenzione ordinaria consente di individuare eventuali problematiche e risolverle, mentre un controllo al contatore permette di individuare tempestivamente consumi anomali.

Preferire la doccia al bagno

C’è chi non vuole rinunciare a un bel bagno caldo ma, rispetto alla doccia, lo spreco idrico è molto elevato. Per riempire la vasca si possono impiegare più di 150 litri di acqua, mentre la doccia consente di utilizzarne solo 16, con un risparmio di oltre il 75%.

preferire la doccia al bagno

Utilizzare il sistema a doppio tasto nella cassetta del wc

L’uso del wc rappresenta in media il 30% del consumo di acqua in casa. Per ogni utilizzo vengono infatti impiegati circa 10 litri. Grazie cassetta con doppio pulsante si può scendere a 6 litri.

Lavare gli ortaggi lasciandoli in ammollo

La frutta e la verdura, prima di essere utilizzate in cucina, devono essere lavate accuratamente per eliminare eventuali residui di terra e batteri venuti in contatto con gli ortaggi su diverse superfici.

Invece di sciacquarle sotto l’acqua corrente, il consiglio è di inserirle in una vaschetta piena di liquido, limitandosi a un risciacquo veloce sul finale.

L’impatto dell’ozono sui lavaggi in lavatrice


L’ozonizzatore di Igenial, collegato alla lavatrice, è la migliore soluzione ecologica per ottenere un bucato impeccabile, senza sprecare detersivi e riducendo i consumi.

Progettato per essere fissato a ogni tipologia e modello di elettrodomestico, l’apparecchio permette di igienizzare e sanificare il bucato utilizzando lavaggi brevi, a basse temperature e senza utilizzare detersivi, dannosi per l’ambiente.

Partendo da come si forma l’ozono in natura, l’azienda ha deciso di sfruttare le sue innumerevoli proprietà, studiando un dispositivo che potesse lavare e igienizzare profondamente il bucato.

L’ozonizzatore domestico Igenial rappresenta la soluzione ideale per ottenere un bucato impeccabile in modo del tutto ecologico, ma soprattutto economico.

Immettendo ozono direttamente nell’acqua, l’ozonizzatore trasforma l’acqua della rete idrica in un naturale detergente capace di rimuovere germi, batteri e cattivi odori dal bucato, rendendo i panni freschi e perfettamente puliti.

Inoltre permette di dire addio a lunghi programmi di lavaggio, in quanto funziona con cicli rapidi di 30 minuti e permette di lavare capi bianchi e colorati insieme a basse temperature, senza rischiare di rovinarli e con un risultato impeccabile.

Una tecnologia semplice ma intuitiva che garantisce:

  • lavatrice più sana (allungandone la vita)
  • bucato impeccabile e sanificato
  • eliminazione dell’ammorbidente
  • risparmio sull’acquisto di detersivi e disinfettanti commerciali
  • rispetto per l’ambiente
  • risparmio sulla bolletta elettrica
  • rispetto per la pelle di tutta la famiglia

Igenial si conferma così il migliore prodotto per la pulizia del bucato, in grado di ridurre l’importo delle bollette ed eliminare l’uso dell’ammorbidente.